Itinerario Monte Pruno

Nel territorio collinare di Roscigno, a quasi 2 Km dal centro abitato, all’estremità sud-occidentale della catena degli Alburni, troviamo il Monte Pruno, che  raggiunge gli 879 m s.l.m. Le tre alture longitudinali che degradano dolcemente rendono immediatamente riconoscibile il territorio di Roscigno da qualunque versante lo si raggiunga.

Sulla sua sommità si trova un esteso Pianoro raggiungibile tramite un antico sentiero, denominato Casalicchio, che collega il borgo di Roscigno Vecchia, per poi congiungersi a un altro sentiero che parte da Roscigno Nuova, passando per un’area attrezzata alle spalle della Fontana Casalicchio. Tale sentiero, censito e inserito nella rete sentieristica del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il n. 518, è utilizzato sia da un turismo locale che internazionale.

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Sul Pianoro vi è il sito archeologico del Monte Pruno,un vasto insediamento enotrio e lucano, datato dal VII al III sec. a.C..
L’interesse per il sito archeologico di Monte Pruno è nato nel 1928 grazie a due medici della zona, Serafino Marmo di Bellosguardo e Silvio Resciniti di Roscigno.
Già attorno agli anni ’20, infatti, furono recuperati dei frammenti di ambra databili tra il VI e il V secolo a.C. In una campagna di scavi archeologici condotta nel 1938 fu rinvenuta una tomba principesca, con un ricco corredo sepolcrale, attualmente conservato nel Museo Archeologico Provinciale di Salerno.

A partire dagli anni ’80 sono state individuate tombe datate alla metà del VI secolo a.C. e una seconda ricca tomba degli inizi del V secolo a.C.
Nel IV secolo a.C. una cinta muraria era stata costruita intorno all’insediamento, costituito da case sparse. Si trattava probabilmente del centro fortificato che  accoglieva in caso di pericolo la popolazione sparsa su una vasta area. Altre sepolture (tra cui una tomba femminile della metà del VI secolo a.C.) e abitazioni (un vasto complesso in uso tra la seconda metà del IV e la metà del III secolo a.C.) sono state rinvenute nella località Cuozzi, a circa 1 km, sulle pendici del monte. Poco a valle corre tuttora un tratturo, noto tradizionalmente come “trazzera degli stranieri”, che doveva costituire la via di comunicazione tra la costa e l’’interno. Gli insediamenti sembrano essere stati abbandonati in modo abbastanza improvviso alla fine del III secolo a.C., probabilmente in coincidenza con l’arrivo dei Romani.