Storia

Il piccolo borgo di Russigno e Ruscigni si può trovare impresso in molti scritti di epoca medievale. Il nome del paese, dalla dizione dialettale “russignuolo” (usignolo), secondo una ricostruzione storica deriva da Russino, così come compare in alcuni scritti del 1086 custoditi presso l’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, quando il signore di Corneto (Corleto Monforte) donò la chiesa di S. Venere all’abbazia di Cava.

Il primo nucleo abitativo di Roscigno Vecchia si formò verso la fine dell’anno mille intorno a un convento di Benedettini che fu costruito a un miglio a sud dalla località chiamata “Piano”. La formazione dei primi insediamenti si ebbe per esigenze logistiche da parte dei pastori di Corleto Monforte, che, stanchi di percorrere tutti i giorni la distanza (circa 4 km) tra l’attuale centro abitato di Roscigno Vecchia e l’antico centro medievale di Corleto Monforte, decisero di stanziarsi nei pressi del convento dei Benedettini e la chiesa di S. Venere.

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L’anno 1515 è un anno fondamentale nella storia della comunità di Roscigno che era feudo dei San Severino, in quanto si verifica la sua autonomia e la storica e definitiva separazione amministrativa dal Comune di Corleto Monforte. La piccola comunità di Roscigno passa di mano e raggiunge la sua autonomia completa con l’acquisto da parte del feudatario Michele Soria per la somma di 15.000 ducati dei territori di tipo collinari e montani che andavano dalle “Difese di Galdo” e della “Costa del Monte”, al “Cellino” e alle “Serricelle”.

L’antico borgo di Roscigno Vecchia – la così detta “Pompei” del ‘900 dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco – maledetto da una frana e tradito da centinaia di promesse, custodisce frammenti importanti di storia. In alcune case è addirittura possibile entrare per vedere le stanze con i mobili, gli utensili e gli oggetti abbandonati dal 1902; ci sono i vicoli, la piazza con il lavatoio, la fontana; i casolari, i cortili e i palazzi gentilizi con i loro portali in pietra. Troviamo le case dei contadini, le antiche botteghe, la fucina del fabbro , le cantine, le stalle. Infine troviamo la settecentesca Chiesa di San Nicola di Bari, elegante, ormai sconsacrata, a tre navate, dove ancora oggi è possibile apprezzare un tavolato ligneo in perfetta forma.